Inno alla vitaFranco Tozzi. Inno alla vita

conversazione con Fabio Cavallari
(Longo Editore)
 
 
“Inno alla vita” (Longo Editore, Ravenna) è una lunga conversazione sui temi che, nel corso della storia, grandi filosofi e psicanalisti, hanno affrontato più e più volte: il senso del vivere e del morire, la volontà di lasciare tracce di noi oltre noi stessi, la passione smisurata per la costruzione della propria comunità. Protagonista del disquisire però non è, in questo caso, un intellettuale od un professore in carriera, ma un imprenditore che ha fatto del lavoro la stella di diamante del suo agire. Stiamo parlando di Franco Tozzi imprenditore ravennate Presidente della Tozzi Green leader in Italia e all’estero nei comparti delle energie rinnovabili e dell’agricoltura, intervistato per l’occasione dallo scrittore varesino Fabio Cavallari. Alla soglia degli ottant’anni, Tozzi ha percepito limpido il desiderio di soffermarsi sulle domande cardine che ruotano attorno alla precarietà umana, a quel limiti invalicabile che determinano ogni essere vivente. Razionalità e amore per ogni sfaccettatura dell’esistenza, costituiscono i presupposti di questo dialogo schietto e sincero. È una visione composita ed articolata quella contenuta in questo libro che, pur rappresentando una posizione individuale, è in grado di offrire spunti di riflessione per una pluralità di persone. Famiglia, lavoro, senso dell’amicizia e dei rapporti umani, sono questi i grandi temi che affollano le pagine di “Inno alla vita”. È una posizione originale e “positiva” del vivere quella che emerge pagina dopo pagina, una sorta di “bandiera” virtuosa contro le cassandre del pessimismo, i demiurghi del pensiero debole e i populismi di ogni sorta. Dentro i passi percorsi, le persone incontrate, l’amicizia e la memoria, “Inno alla vita” dipinge uno spaccato del nostro Paese che non si arrende al disfattismo, ma che affidandosi alla propria tradizione e storia è capace di guardare lontano, oltre la propria dimensione personale.
Uomini e donne in camminoUomini e donne in cammino
 
Accanto ai genitori di santa Teresa di Lisieux verso la canonizzazione.
 
Dialogo con Alberto Pezzi
 
(La Fontana di Siloe)
 
di Fabio Cavallari
 
 
 
Dalla prefazioni di Marina Corradi
 
 
Il cuore di questo libro è un viaggio, anzi due viaggi, due peregrinatio compiute attraverso l'Europa al seguito delle reliquie di Zelia e Luigi Martin, i genitori di santa Teresa di Lisieux, canonizzati nel 2015.
Una coppia di fedeli, Alberto Pezzi e la moglie Raffaella, insieme al vice-postulatore della causa di canonizzazione padre Antonio Sangalli e a altri amici, si pongono in cammino per portare il prezioso carico da Lisieux fino a Roma e di nuovo a Lisieux. Sembra una impresa di altri tempi: mal si concilia con la modernità di autostrade, telepass e autogrill questo devoto incedere, sembrerebbe. A chi interesseranno poi le reliquie di due coniugi ottocenteschi, apparentemente così lontani da noi?
A raccontare l’impresa un laico, lo scrittore Fabio Cavallari, che interroga i suoi amici coinvolti in questa singolare avventura, che cerca di capire che cosa guidi loro, e quelli che accorrono alle veglie.
All'amico Alberto Pezzi, uomo che "cammina domandando", Cavallari sta dunque di fronte fermo, ma non stancandosi di domandare a sua volta. La peregrinatio diventa così quasi una processione a tre: le reliquie dei santi, i fedeli e il laico, appassionato e curioso di capire.
Mi resterà, di questo libro, la bellezza di uno sguardo aperto verso la realtà, sia nei fedeli che nell'amico che non cessa di investigare. Magari rimanendo il più a lungo possibile, come dice Barcellona, nello spazio della domanda, e non giungendo a una risposta. Nella dimostrazione viva però, come si legge nel dialogo, che la fede non è una ampolla in cui rifugiarsi: "La fede ti pone costantemente con la faccia al vento". Un vento aperto alla realtà, alla grazia - e persino, talvolta, alla regale, sfacciata straordinarietà del miracolo.
IMG 1428 Modificato"Viaggio nella cittadella della vita"
 
Fabio Cavallari
 
Cleup Casa Editrice
 
Ci sono realtà che sono in grado di stupire perché con apparente semplicità e naturalezza, raccontano una storia complessa con tradizioni, radici ed identità; ci offrono un viatico per il futuro, la visione immaginifica e possibile di ciò che, potremo essere. Siamo al Civitas Vitae di Padova, una sorta di villaggio globale, promosso e realizzato dalla Fondazione OIC, dove le età della vita si incontrano, si contaminano, diventano l’una essenza dell’altra. Sessant’anni di storia resi possibili dalla lungimiranza dei tre fondatori, Monsignor Antonio Varotto, la signorina Nello Maria Berto, il professor Angelo Ferro che ha saputo costruire comunità, percorsi di emancipazione, mutua collaborazione, stupore per la vita. Non è una residenza per anziani, più o meno autosufficienti, quella che anima il popolo dell’Oic, ma una vera e propria idea di società, dove disabilità e ingegno tecnologico si incontrano e si armonizzano, dove le potenzialità residue delle persone in “veglia non responsiva” vengono sollecitate e sostenute. Sono storie semplici, quelle che percorrono queste pagine. Educatori, operatori socio sanitari, uomini di fede e laici, volontari, stretti attorno all’esperienza di una coesione sociale, tanto naturale, quanto bisognosa di essere sostenuta, aiutata, educata nel cuore. Qui, nelle pieghe di questo libro, vivono le loro parole, i racconti delle loro esperienze, i silenzi di una preghiera, il cammino di una comunità.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

La-vita-in-una-stanza-webLa vita in una stanza 

 

"Gli stati vegetativi" non esistono. (Itaca Edizioni)

 

 

È dalla provocazione contenuta nel sottotitolo che nasce l’ultimo libro di Fabio Cavallari La vita in una stanza. “Gli stati vegetativi” non esistono, in uscita in questi giorni per la casa editrice Itaca.

 

 

Il lavoro condotto in questo libro non vanta la pretesa di fornire un’illustrazione scientifica o medica dello stato vegetativo, ma quella di affrontare questa tematica attraverso l’esperienza dell’osservazione condotta in tre strutture in provincia di Bergamo: il don Orione, l’RSA Ovidio Cerruti e la Fondazione Santa Maria Ausiliatrice. 

 

Il libro dà voce ai famigliari, agli operatori sanitari e ai volontari che narrano la storia degli ospiti di queste strutture: padri, madri, figli.

Come Leonardo, in stato vegetativo in seguito ad un infarto che lo ha colto sul campo di calcio; o Giovanni, Laura e Matteo, ragazzi vittime di incidenti stradali. Oppure Fulvia ridotta in stato vegetativo dopo un’emorragia celebrale che l’ha colpita mentre era incinta del quarto figlio; e Silvia, sposata con un medico, giornalista che nel periodo in cui nel nostro Paese divampava il dibattito attorno ai temi eticamente sensibili, ha cercato di raccontare la realtà, andando a visitare le persone in stato vegetativo e ascoltando i medici che ogni giorno si occupano di loro e delle loro famiglie, per poi ritrovarsi d’improvviso dall’altra parte della barricata, ricoverata proprio al Don Orione come paziente.

Fermi ed immobili in un letto o su una carrozzina, pongono la loro sfida a chi li osserva: talvolta piangono, ridono, si risvegliano.

Per questo il lavoro di Cavallari si può definire un’avventura sul senso della vita, perché è impossibile approcciarsi ad una delle tre strutture senza porsi le domande fondamentali che riguardano l’uomo da più di duemila anni.

In quelle stanze non esistono “gli stati vegetativi”, ma persone in carne ed ossa; non esistono patologie, ma individui, ognuno con la propria irrinunciabile unicità e mai puoi pensare che siano privi di dignità. Sono uomini e donne che, pur senza muoversi, interpellano e chiamano a raccolta la finitezza di chi entra in contatto con loro.

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croce di malta 2I miei primi trent'anni all'Hotel Croce di Malta
 
 Pierfrancesco Contarini
 
"Antidoti e aneddoti di un albergatore stagionale"
 
 
di Fabio Cavallari
 
 
Qui vivono le vacanze così come le abbiamo intese sino a qualche decennio fa e fanno breccia le nuove tendenze che si sono ormai consolidate.
 
In mezzo, a comporre il mosaico che attraversa passato e futuro, il presente costante, di dipendenti e Maestri, buon cibo e ospiti.
 

copertinavascoro wmhvdVasco Rossi. L'uomo più semplice
a cura di Emanuele Camilli e Simone Mancini

Palombi Editori

con uno scritto di Fabio Cavallari

L'intento di questo libro è quella di indagare sulla personalità recondita ed incofessata di un personaggio, Vasco Rossi, divenuto celebre per la sua capacità di interpretare la propria esistenza ripudiando lo status quo, abbandonando qualsiasi schema o preconcetto di icona e finendo per crearne un nuovo prototipo, più convincente e alla portata di tutti. Le pagine di cui si compone questo libro raccolgono le testimonianze esclusive di alcuni degli interpreti che hanno gravitato intorno ad un ragazzo divenuto prima una rockstar, poi La Rockstar.

Interviste e interventi di Alberto Rocchetti, Maurizio Solieri, Clara Moroni, Patty Pravo, Giuliano Riva, Francesco Casagrandi, Alvaro Tebaldi, Leo Persuader, , Massimo Poggini, Daniele Montagnani, Manola Brunini, Maurizio Biancani, Auro Lugli, Alberto Quarantotto, Daniele Tedeschi,Fabrizio Zampa, Nando Bonini, Mauro Palermo, Simone Sello e Fabio Cavallari.

Libro disponibile momentaneamente SOLO sul circuito Palombi Editori: http://www.palombieditori.it/detail.php?book=1337&vetrina=venduti

PROSSIMAMENTE sui circuito Amazon.it e IBS.it e in tutte le librerie d'Italia.

 

copcristianaCristiana. «Non ho paura di andare da Gesù» 
 
Itaca Edizioni- di Fabio Cavallari
 
 
Nel nome il presagio, il destino ultimo, la traccia indelebile ed eterna
Cristiana. È il nome battesimale, la declinazione di Cristo, il senso di un’esperienza umana semplice, vissuta eccezionalmente. Una bambina, una ragazza, una donna, un popolo, una madre, una compagnia unita nella mendicanza.
Quella raccolta nelle pagine di questo libro non è una biografia storiografica, ma la narrazione di senso, il racconto atemporale di una vita condotta guardando al Mistero.
“Non ho paura di andare da Gesù” disse Cristiana a nove anni, quando si palesò la sua malattia. Una frase ripetuta a quindici, a venti, pochi giorni prima dell’ultimo cammino. In mezzo, una vita vissuta pienamente con coscienza e certezza dello scopo. La vista progressivamente negata dal “male”, ma curata e protetta da una Presenza Altra.Non v’è altro modo per offrire la narrazione della sua esistenza, se non ancorandosi ad un vissuto di fede. Una parabola che ha sconfitto il “male” della carne e le lacrime di una debacle terrena. Miserie umane, incapaci di reggere al cospetto di quella frase pronunciata sorridendo.
 

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